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INCHIESTE: “I FILI DELL’ODIO” chi li tesse?

Recensione della docu-inchiesta, tutta italiana, che tratta il delicato e intricato tema degli haters, nei meandri del web.

L’odio online nei confronti delle donne, è il tema con cui parte il documentario, con due testimonianze celebri come quelle di Michela Murgia e Laura Boldrini.

Michela, fin da subito sottolinea come anche la persona più forte, finirà per soffrirne perché “a tutti interessa cosa gli altri pensano di noi.”

Laura invece, ricorda come Salvini l’abbia resa capro espiatorio di ogni (presunto) problema relativo all’immigrazione, con l’hashtag #risorseboldriniane.

Un Matteo Salvini che si fa promotore di un linguaggio basato sull’odio.

Infatti sembra proprio che il problema non sia l’odio dilagante di questi tempi, ma la legittimazione dello stesso.

Michela, autrice non solo di romanzi, ma anche del podcast Morgana” che consiglio a tutti di iniziare ad ascoltare, ricorda anche come le donne di oggi siano spesso state (dis)educate ad essere sempre gentili ed accondiscendenti: “Hai detto grazie?” “Non fare il broncio” “Sorridi che sei più bella” e ancora: “Non farti vedere arrabbiata”.

Passiamo poi al razzismo e nel dettaglio all’antisemitismo, realtà che ha visto aumentare quasi del 25% i tweet che incitano all’odio, rispetto al 2015.

Come riporta Alex Orlowski, esperto di propaganda online e di analisi:

“Le grandi multinazionali possono decidere le sorti di un paese attraverso i social media e i loro algoritmi”.

Esistono vere e proprie centrali della propaganda, che rendono possibile l’amplificazione del messaggio che voglio far arrivare.

L’algoritmo funziona proprio così: più persone raccontano quella storia più quella storia diventa vera, anche quando è decisamente falsa.

Torniamo agli algoritmi, il cui obiettivo consiste, come spiega Matteo Flora, esperto di reputazione online, nel catturare il tesoro più prezioso di questi tempi: l’attenzione del consumatore.

Impossibile a questo punto non paragonare i “Fili dell’odio” a un’altra inchiesta famosa di questo periodo: “The Social Dilemma”.

In entrambi i casi veniamo messi in guardia dal potenziale dei social media e dall’uso che ne viene fatto, in un’ottica non troppo positiva.

Interessante notare come venga evidenziato che a utilizzare i social per far propaganda politica in Italia, ma anche all’estero, siano soprattutto i sovranisti, mentre la parte democratica del mondo non sembra avere ancora dimestichezza con questo sistema (o forse non vuole credere che ormai si faccia propaganda così).

La Murgia ci ricorda poi, come in un paese democratico dissentire non è assolutamente un problema, ma in un paese con “una democrazia impoverita”, come quella italiana, questo da adito a “un’emotività senza disciplina”

Sembra che i tempi siano maturi per educare le persone a reperire le giuste fonti e saperle verificare.

E per finire, Liliana Segre, ci ammonisce così:

Ai giovani bisogna offrire la forza della vita. Giovani che sono mortificati dalla mancanza di lavoro. Mortificati dai vizi che ricevono dai loro genitori.”

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