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Palombelli e dintorni

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Palombelli e dintorni

Cosa più mi colpisce quando sento persone (non solo la Palombelli) che giustificano la violenza sulle donne? Mi colpisce la reazione che hanno quando viene fatto loro notare, sembra che nessuno di loro sia consapevole di legittimare un aggressore o un potenziale assassino. Questo è un atteggiamento pericoloso per la nostra società, perché è indice di mancanza di consapevolezza dell’esistenza di un problema così grande, come la violenza di genere. A mancare sembra essere anche la volontà di approfondimento della questione. O che sia mancanza di vero ascolto? Eppure, siamo qui e ne parliamo, non siamo solo donne, ci sono anche uomini che ne parlano, come un Lorenzo Tosa o un Emilio Mola, da cui imparo ogni volta qualcosa di nuovo.

Il mio vuole essere un invito, rivolto a tutti e tutte, che la vostra parola venga ascoltata da una persona o da 1 milione. Quello di cui ora c’è bisogno è un cambiamento culturale a partire dalla singola persona, da me o da te, proprio qui dove siamo con la persona che abbiamo di fronte in questo momento.

Noi donne non abbiamo bisogno che qualcuno ci insegni a prevenire un’aggressione, (con)viviamo già con questo sentimento, la paura. A partire dal prestare attenzione quando usciamo da sole, come ci vestiamo…l’elenco è lungo ahimè.

Mi chiedo, è quello che vogliamo insegnare anche alle generazioni future? Per favore no. Perché questo significa essere dalla parte dell’aggressore, so che è sottile, ma le cose vanno così. Significa portare avanti una cultura patriarcale senza uguaglianza di genere, in cui la paura più grande di una donna è essere uccisa e la più grande di un uomo è che una donna possa ridere di lui. (Per queste ultime parole mi rifaccio a discorso di Donna Ferrato di qualche giorno fa a Mantova)

Le generazioni future meritano di crescere e vivere libere. Lo meritiamo tutti, ma i cambiamenti richiedono tempo, nonostante la mentalità consumistica alla base delle nostre vite non ce lo spieghi molto bene. Sta di fatto che, io e te possiamo lottare affinché chi verrà dopo di noi possa godere di alcune libertà, di cui noi non abbiamo goduto, così come ha fatto chi c’era prima di noi.  Per questo alle donne e agli uomini di domani va spiegato che chi violenta una donna è colpevole e non ha giustificazione, che non è ammissibile, che non deve accadere, che ogni essere umano merita rispetto.

Suvvia, so che è scomodo mettersi in discussione, ma mettiamoci in ascolto di chi certe esperienze le ha vissute, pensiamo ai giovani di oggi, non rimaniamo così vincolati al nostro piccolo io e nella nostra bolla.

Non sentiamoci attaccati ogni volta che qualcuno la pensa diversamente da noi, stare sulla difensiva non stimola al confronto, porta solo a stare fermi, non ci fa evolvere e no, non è rassicurante. Tutt’altro.

Mi auguro che chi ha più esperienza, di vita come nel lavoro, si metta in ascolto, di se stesso per prima cosa. Mi auguro si chieda se davvero il suo è un atteggiamento che aiuta. Spero vivamente che inizi a tendere la sua mano alle nuove generazioni e non ripudi le voci come la mia, ma che le ascolti e le accolga. Voci che hanno solo voglia di giustizia e libertà. Perché la libertà, come ci ricorda Gaber, è partecipazione.

Non solo sostenibilità, ma anche Madagascar, futuro e consapevolezza

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Non solo sostenibilità, ma anche Madagascar, futuro e consapevolezza

Intervista con Pilar Pedrinelli, Global Public Engagement Manager & Sustainability Advocate @ Rainforest Alliance e Impact Innovation @ CISL Cambridge

Chi è Pilar e perchè ho deciso di intervistarla: è una giovane donna che seguo da anni su Instagram, mi ha sempre ispirato anche prima di iniziare le rispettive carriere lavorative.Ora lavora in una ONG dal respiro internazionale e tutte le sue scelte, a partire dagli studi, si sono basate sul contribuire al benessere della comunità. Poi un giorno si è innamorata del Madagascar e da lì la sua vita e la sua carriera hanno preso una strada ancora più decisa e innovativa.Le ho fatto qualche domanda per capire meglio come è arrivata a fare questo lavoro, che l’appassiona tanto e al tempo stesso contribuire al benessere della società.

Ciao Pilar, pensi che attraverso il tuo lavoro per Rainforest Alliance e il tuo impegno, sia possibile attuare un cambiamento positivo nel nostro Paese? Considerate anche tutte le agevolazioni del Recovery Fund.
Credo che il Ministro Cingolani (ministro della transizione ecologica) abbia centrato i tre focus principali che necessitano di riforme serie e veloci:

  1. la tutela della natura, del territorio e del mare,
  2. la transizione ecologica
  3.  l’interdipendenza della sfida climatica ed energetica.

Quello su cui vorrei che ci focalizzassimo di più però è l’intersezione tra diritti umani e la crisi climatica, credo che in questo piano sia purtroppo ancora carente, come carenti sono le protezioni da un punto di vista legislativo e anche da un punto di vista sociale. Non credo che sia stata raggiunta una conoscenza e comprensione tale, specialmente in Italia, di quanto siano legati il benessere sociale e il benessere ambientale, e come uno dipendi dall’altro.

Per quanto riguarda il mio lavoro, in questo momento mi sto occupando di COP2 (26a Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite) di cui l’Italia farà il co-host insieme a UK) e lo facciamo impreparati, come Europa e come mondo. Se guardiamo al report di sintesi del UNFCCC, che ha valutato gli NDC (Nationally Determined Contributions, NDCs) che i diversi paesi hanno presentato quest’anno, vediamo che mentre la scienza è chiara, “per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C, dobbiamo ridurre le emissioni globali del 45% entro il 2030 dai livelli del 2010”, le proposte attuali di riduzione delle emissioni dei diversi Paesi evidenziano una riduzione solo dell’1%. Ciò significa un divario del 44%. Enorme.

Ho visto che hai fatto diversi percorsi di studio, per questo ti chiedo, per aiutare anche i più giovani, come hai scelto il tuo percorso? Sapevi già cosa avresti voluto fare?

È ancora difficile capire veramente quali tipi di carriera siano disponibili in questo campo. In business school il successo era: devi diventare un consulente, lavorare nella finanza, o un manager in una grande azienda..etc. (quando la cambiamo questa visione?). E quindi ho sentito che potevo entrare a far parte di una realtà con un programma di sostenibilità buono e con una dimensione tale da creare davvero un buon impatto.

Le NGOs al momento stanno reclutando tantissimo per diversità di formazione e di lavoro, idealmente chi abbia avuto esperienza anche nel privato.

Il mio percorso fino a qui è stato pieno di privilegi, l’unica “minoranza” di cui faccio parte è quella dell’essere donna, quindi sono cresciuta in un mondo in cui quello che avevo da dire era per lo più ascoltato e prestato d’attenzione. Sono cresciuta circondata dall’amore per la comunità e ho imparato fin da piccola il potere della collettività e delle organizzazioni di base, beneficiando al contempo della diversità della mia educazione e dei miei spostamenti avanti e indietro della mia età adulta. E quindi sapevo che qualunque cosa stavo per fare doveva essere in qualche modo collegata all’aiutare le comunità. Il Madagascar ha poi cambiato la mia vita ed è così che sono arrivata al mio lavoro attuale a The Rainforest Alliance, una ONG internazionale che lavora all’intersezione tra business, agricoltura e foreste con l’obiettivo di sostenere gli agricoltori e le comunità forestali in aree come il cambiamento climatico e i diritti umani.

Hai menzionato alcune volte il lavoro in Madagascar. Ti va di parlarcene meglio? Cosa succede lì?

Ogni volta che sento parlare del Madagascar i miei occhi si illuminano. Per darvi un’istantanea del progetto che stavo conducendo lì , Vanilla for Change, abbiamo raggiunto oltre 60.000 persone, affrontando alcune delle principali problematiche che interessano il paese. Le aree chiave su cui abbiamo lavorato, che potrebbero produrre un impatto duraturo e migliorare la vita delle comunità locale sono state:

  1. migliorare la resilienza (letteralmente a qualsiasi cosa, dallo shock del reddito al cambiamento climatico)
  2. migliorare le infrastrutture sanitarie e educative
  3. ridurre il trasferimento intergenerazionale della povertà
  4. contribuire all’apprendimento a livello di settore in modo che tutti nell’ambito possiamo migliorare a livello di interventi, strategie e supporto.

Penso che l’unica cosa importante da dire del Madagascar qui sia che più di quanto potessi contribuire localmente, questo posto ha semplicemente cambiato la mia vita. Le persone lì lo hanno fatto. È lì che ho scoperto il mio scopo. Quando sono atterrata in questo aeroporto non più grande di un piccolo magazzino nella parte settentrionale dell’isola, nella regione SAVA, ero come se volessi farlo per sempre. È qui che mi sono detta voglio concentrare la mia carriera in questo ambito, se mi vengono fornite le competenze che potrebbero aiutare a risolvere questi problemi, voglio metterle a frutto.

Sei attiva anche sui social network, come se ne può fare un buon uso quando si cominciano a ricoprire ruoli di responsabilità, come è il tuo per Rainforest Alliance?
La cosa secondo me fondamentale, quando si parla di sostenibilità è parlarne con cognizione di causa. Perché se quando commentiamo contribuiamo a diffondere “fake news” stiamo veramente migliorando la situazione? Questo in realtà su qualsiasi argomento, e a maggior ragione quando la nostra piattaforma comincia ad avere un certo following.

Il generale consiglio invece riguardo chi ci vuole vendere un’unica soluzione alle problematiche mondiali, specialmente sulla sostenibilità è: scappate. Non c’è una singola soluzione che possa essere applicata uniformemente ai diversi ambiti della sostenibilità, ambientale e sociale e che sia in grado di considerare i diversi contributi delle comunità dei Paesi del Sud del Mondo e i principali inquinatori, quelli del Nord. Questo non significa non sbagliare, tutti sbagliamo in questo ambito, ma essere consapevoli ed aperti al confronto e anche riconoscere i propri sbagli.

Il dare un’unica soluzione è un modo molto iniquo di vedere il mondo come se tutti avessero le stesse capacità, le stesse opportunità, lo stesso grado di responsabilità in questa crisi e potessero mobilitarsi nello stesso modo.

È importante trovare un modo per sentire che stiamo facendo la nostra parte, perché in realtà è così che avviene il cambiamento sistemico: quando ogni individuo contribuisce a un movimento collettivo che è in grado di cambiare le cose, sia dal punto di vista sociale che di mercato.

Sostenibilità: cosa dobbiamo sapere sull’Agenda ONU 2030?

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Sostenibilità: cosa dobbiamo sapere sull’Agenda ONU 2030?

Perché si parla così tanto degli SDGs? Cosa sono? E perché è così importante conoscere il loro significato nel 2020?

SDGs sta per Sustainable Development Goals, ovvero i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030 dell’ONU.

L’Agenda consiste in un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, che riguarda tutte le realtà a partire dall’economia, alla società fino, ovviamente, alla vita di tutti i giorni.

Sul sito delle Nazioni Unite è possibile aggiornarsi mensilmente sul Goal of the Month, ovvero l’obiettivo del mese, che per dicembre consiste nell’Agire per il clima, in occasione del quinto anniversario dello storico Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e la fine di un anno senza precedenti, con l’ambizione di recuperare meglio, più forti e più sani.

Proprio in un anno delicato come questo, in cui il mondo è stato messo a dura prova dalla pandemia Covid-19, c’è stato un maggiore riconoscimento da parte dei paesi della necessità di investire in un’economia globale verde e sostenibile, in grado di produrre posti di lavoro e di ridurre le emissioni.

Le concentrazioni di gas serra hanno raggiunto i livelli più alti di sempre, i ghiacciai si stanno ritirando e i mari innalzando, in uno scenario come questo l’ONU ci ricorda l’importanza di agire per ridurre i rischi dell’impatto climatico sulle nostre vite. Investire in un’economia verde è ora di vitale importanza, dato che questo potrebbe portare a un guadagno economico di 26 trilioni di dollari entro il 2030, rispetto al normale esercizio.

Con l’energia rinnovabile è inoltre possibile generare tre volte più posti di lavoro rispetto ai combustibili fossili, il che potrebbe corrispondere a circa 9 milioni di posti di lavoro all’anno nei prossimi tre anni.

Fondamentale è sottolineare che i 17 obiettivi sono Obiettivi comuni, che riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui, nessuno escluso e soprattutto nessuno deve essere lasciato indietro lungo il cammino che porta il mondo sulla strada della sostenibilità.