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Non solo sostenibilità, ma anche Madagascar, futuro e consapevolezza

Intervista con Pilar Pedrinelli, Global Public Engagement Manager & Sustainability Advocate @ Rainforest Alliance e Impact Innovation @ CISL Cambridge

Chi è Pilar e perchè ho deciso di intervistarla: è una giovane donna che seguo da anni su Instagram, mi ha sempre ispirato anche prima di iniziare le rispettive carriere lavorative.Ora lavora in una ONG dal respiro internazionale e tutte le sue scelte, a partire dagli studi, si sono basate sul contribuire al benessere della comunità. Poi un giorno si è innamorata del Madagascar e da lì la sua vita e la sua carriera hanno preso una strada ancora più decisa e innovativa.Le ho fatto qualche domanda per capire meglio come è arrivata a fare questo lavoro, che l’appassiona tanto e al tempo stesso contribuire al benessere della società.

Ciao Pilar, pensi che attraverso il tuo lavoro per Rainforest Alliance e il tuo impegno, sia possibile attuare un cambiamento positivo nel nostro Paese? Considerate anche tutte le agevolazioni del Recovery Fund.
Credo che il Ministro Cingolani (ministro della transizione ecologica) abbia centrato i tre focus principali che necessitano di riforme serie e veloci:

  1. la tutela della natura, del territorio e del mare,
  2. la transizione ecologica
  3.  l’interdipendenza della sfida climatica ed energetica.

Quello su cui vorrei che ci focalizzassimo di più però è l’intersezione tra diritti umani e la crisi climatica, credo che in questo piano sia purtroppo ancora carente, come carenti sono le protezioni da un punto di vista legislativo e anche da un punto di vista sociale. Non credo che sia stata raggiunta una conoscenza e comprensione tale, specialmente in Italia, di quanto siano legati il benessere sociale e il benessere ambientale, e come uno dipendi dall’altro.

Per quanto riguarda il mio lavoro, in questo momento mi sto occupando di COP2 (26a Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite) di cui l’Italia farà il co-host insieme a UK) e lo facciamo impreparati, come Europa e come mondo. Se guardiamo al report di sintesi del UNFCCC, che ha valutato gli NDC (Nationally Determined Contributions, NDCs) che i diversi paesi hanno presentato quest’anno, vediamo che mentre la scienza è chiara, “per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C, dobbiamo ridurre le emissioni globali del 45% entro il 2030 dai livelli del 2010”, le proposte attuali di riduzione delle emissioni dei diversi Paesi evidenziano una riduzione solo dell’1%. Ciò significa un divario del 44%. Enorme.

Ho visto che hai fatto diversi percorsi di studio, per questo ti chiedo, per aiutare anche i più giovani, come hai scelto il tuo percorso? Sapevi già cosa avresti voluto fare?

È ancora difficile capire veramente quali tipi di carriera siano disponibili in questo campo. In business school il successo era: devi diventare un consulente, lavorare nella finanza, o un manager in una grande azienda..etc. (quando la cambiamo questa visione?). E quindi ho sentito che potevo entrare a far parte di una realtà con un programma di sostenibilità buono e con una dimensione tale da creare davvero un buon impatto.

Le NGOs al momento stanno reclutando tantissimo per diversità di formazione e di lavoro, idealmente chi abbia avuto esperienza anche nel privato.

Il mio percorso fino a qui è stato pieno di privilegi, l’unica “minoranza” di cui faccio parte è quella dell’essere donna, quindi sono cresciuta in un mondo in cui quello che avevo da dire era per lo più ascoltato e prestato d’attenzione. Sono cresciuta circondata dall’amore per la comunità e ho imparato fin da piccola il potere della collettività e delle organizzazioni di base, beneficiando al contempo della diversità della mia educazione e dei miei spostamenti avanti e indietro della mia età adulta. E quindi sapevo che qualunque cosa stavo per fare doveva essere in qualche modo collegata all’aiutare le comunità. Il Madagascar ha poi cambiato la mia vita ed è così che sono arrivata al mio lavoro attuale a The Rainforest Alliance, una ONG internazionale che lavora all’intersezione tra business, agricoltura e foreste con l’obiettivo di sostenere gli agricoltori e le comunità forestali in aree come il cambiamento climatico e i diritti umani.

Hai menzionato alcune volte il lavoro in Madagascar. Ti va di parlarcene meglio? Cosa succede lì?

Ogni volta che sento parlare del Madagascar i miei occhi si illuminano. Per darvi un’istantanea del progetto che stavo conducendo lì , Vanilla for Change, abbiamo raggiunto oltre 60.000 persone, affrontando alcune delle principali problematiche che interessano il paese. Le aree chiave su cui abbiamo lavorato, che potrebbero produrre un impatto duraturo e migliorare la vita delle comunità locale sono state:

  1. migliorare la resilienza (letteralmente a qualsiasi cosa, dallo shock del reddito al cambiamento climatico)
  2. migliorare le infrastrutture sanitarie e educative
  3. ridurre il trasferimento intergenerazionale della povertà
  4. contribuire all’apprendimento a livello di settore in modo che tutti nell’ambito possiamo migliorare a livello di interventi, strategie e supporto.

Penso che l’unica cosa importante da dire del Madagascar qui sia che più di quanto potessi contribuire localmente, questo posto ha semplicemente cambiato la mia vita. Le persone lì lo hanno fatto. È lì che ho scoperto il mio scopo. Quando sono atterrata in questo aeroporto non più grande di un piccolo magazzino nella parte settentrionale dell’isola, nella regione SAVA, ero come se volessi farlo per sempre. È qui che mi sono detta voglio concentrare la mia carriera in questo ambito, se mi vengono fornite le competenze che potrebbero aiutare a risolvere questi problemi, voglio metterle a frutto.

Sei attiva anche sui social network, come se ne può fare un buon uso quando si cominciano a ricoprire ruoli di responsabilità, come è il tuo per Rainforest Alliance?
La cosa secondo me fondamentale, quando si parla di sostenibilità è parlarne con cognizione di causa. Perché se quando commentiamo contribuiamo a diffondere “fake news” stiamo veramente migliorando la situazione? Questo in realtà su qualsiasi argomento, e a maggior ragione quando la nostra piattaforma comincia ad avere un certo following.

Il generale consiglio invece riguardo chi ci vuole vendere un’unica soluzione alle problematiche mondiali, specialmente sulla sostenibilità è: scappate. Non c’è una singola soluzione che possa essere applicata uniformemente ai diversi ambiti della sostenibilità, ambientale e sociale e che sia in grado di considerare i diversi contributi delle comunità dei Paesi del Sud del Mondo e i principali inquinatori, quelli del Nord. Questo non significa non sbagliare, tutti sbagliamo in questo ambito, ma essere consapevoli ed aperti al confronto e anche riconoscere i propri sbagli.

Il dare un’unica soluzione è un modo molto iniquo di vedere il mondo come se tutti avessero le stesse capacità, le stesse opportunità, lo stesso grado di responsabilità in questa crisi e potessero mobilitarsi nello stesso modo.

È importante trovare un modo per sentire che stiamo facendo la nostra parte, perché in realtà è così che avviene il cambiamento sistemico: quando ogni individuo contribuisce a un movimento collettivo che è in grado di cambiare le cose, sia dal punto di vista sociale che di mercato.

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