Persone

Esseacontatto: in con-tatto con se stessi

Come e perché nasce ESSEACONTATTO?

Esseacontatto nasce per far provare a più persone una sensazione di leggerezza in merito a temi complessi, come la consapevolezza, ad esempio. Non è facile rendere concreta un’impresa impalpabile come questa, ma è quello che mi sono impegnata a fare.

Ci parli di uno dei tuoi progetti?

Uno dei miei recenti progetti è stato la “raccolta degli urli di fine anno”, in cui lo spettatore è invitato a urlare per liberarsi, per esprimere se stesso. Oltre ad essere liberatorio, l’urlo  è qualcosa che rilassa molto la muscolatura e fa bene al fisico: urlare contro qualcosa che non è andato bene, così come per la cosa giusta. Urlare per ammettere davanti a se stessi e a tutti che questo è stato un periodo orribile, normalizzare questo tipo di sfogo.

Se ci pensiamo bene, non è così facile: dove potremmo urlare liberamente e in che misura soprattutto? Senza suscitare la preoccupazione di chi ci sta attorno? Anche per questo lo facciamo così poco, eppure ci fa bene. A Esseacontatto do a questo gesto una dimensione, raccogliendo i video e creando un dialogo tra i partecipanti.

Possiamo parlare di normalizzare le emozioni scomode? Mettendoci comodi?

Esatto, sentiamo spesso parlare della tutela dei diritti delle donne, come del bodyshaming, ma spesso ci riferiamo ad altre persone, difficilmente sento parlare in prima persona di queste tematiche. A mio parere così mi sento meno coinvolta; io mi impegno a metterci il mio vissuto e la mia esperienza, a partire dalla musica o dalle lezioni di yoga, come in White Microcosmos, dove ho cercato proprio di fare questo, creare empatia.

Ci parli meglio di Whitemicrocosmos? In cosa consiste?

Si può dire che nasce per le persone, per riportarle a una purezza, quella di White Microcosmos, appunto. Durante questa esperienza ci sono la luce bianca lunare ed un suono impercettibile. Nella sala dedicata a WM tu sei con persone che non hai mai visto, in uno stato di meditazione e scoperta al tempo stesso. Se sai coglierla, ti viene data la possibilità di guardarti dentro e proiettarti verso il futuro.

Tecnicamente stai cinque minuti con una persona sconosciuta, mentre tocchi materiali diversi, coinvolgi così diversi sensi e nessuno ti sta giudicando. È un modo di insegnare la meditazione, ovvero di insegnare a stare con se stessi.

E stare con se stessi è un incubo per la maggior parte delle persone.

In che senso è un incubo?

Difficilmente vogliamo guardarci dentro, anche perché quando lo facciamo, spesso comporta dolore. Fare luce su quello che ci fa soffrire non piace.

La meditazione consiste nello stare nel proprio dolore, ma io penso si possa fare in maniera più soft, più dolce e il mio impegno è renderlo alla portata di tutti.

Con WM la mia sfida è quella di far capire a tutti che quei cinque minuti con se stessi possono salvarti la vita, a volte. E ne vale davvero la pena.

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